Difesa Est-indiana: le mosse, il fianchetto e l'attacco sul lato di re
La Difesa Est-indiana è una risposta del nero a 1. d4. Si gioca 1... Cf6 2. c4 g6, poi alfiere in g7, arrocco corto e pedone in d6. Il nero lascia al bianco il centro con i pedoni e lo attacca più tardi, con e5 o c5. È una difesa scomoda e combattiva, per chi non ha paura di stare peggio per un po'.
Il fianchetto
La parola chiave è fianchetto. Il nero sposta il pedone g di una casa e mette l'alfiere in g7. Da lì l'alfiere guarda tutta la grande diagonale, da h8 ad a1, e passa proprio sopra il centro bianco. Dietro di lui il re arrocca: alfiere, cavallo in f6 e pedoni f7, g6, h7 fanno una specie di cassaforte.
Nelle prime mosse sembra che il nero non faccia niente. Il bianco mette pedoni in c4, d4 ed e4 e si prende tutto il centro. È voluto. L'Est-indiana appartiene alle aperture ipermoderne: invece di occupare il centro con i pedoni, il nero lo controlla da lontano con i pezzi e lo colpisce quando il bianco si è sbilanciato.
Se hai letto i principi di apertura potresti storcere il naso. In realtà il principio è rispettato: il centro conta, solo che il nero se lo contende con un tempo di ritardo.
La linea classica
Linea classica, variante Mar del Plata
Posizione iniziale
La posizione dopo 7... Cc6 8. d5 Ce7 si chiama variante Mar del Plata ed è la linea principale. Il centro è chiuso e la partita si divide in due. Il bianco attacca sul lato di donna, preparando la spinta c5. Il nero attacca sul lato di re con f5, poi spesso f4 e g5, puntando dritto al re bianco.
È una corsa: chi arriva prima, vince. Per questo le partite sono così tese. Le statistiche danno un po' ragione al bianco. Su 7.701 partite con la posizione dopo la settima mossa del nero, il database di Chessgames conta il 43,5% di vittorie del bianco, il 24,9% del nero e il 31,6% di patte. Chi sceglie l'Est-indiana lo sa e lo accetta, in cambio di posizioni in cui un pareggio tranquillo è raro.
Le altre varianti
Il bianco ha molti modi di affrontarla. Quelle che incontri più spesso:
- Sämisch, 5. f3. Il pedone sostiene e4. Spesso ognuno attacca sul lato opposto della scacchiera e la partita diventa una gara.
- Quattro pedoni, 5. f4. Il bianco mette quattro pedoni al centro. Fa impressione, ma oggi la teoria la considera un po' fragile.
- Averbakh, 5. Ae2 0-0 6. Ag5. L'alfiere in g5 rende scomoda la spinta e5.
- Fianchetto, 3. Cf3 Ag7 4. g3. Anche il bianco porta l'alfiere sulla grande diagonale, in g2. Contro un re così protetto l'attacco classico del nero funziona peggio.
Variante Sämisch
Posizione iniziale
Chi l'ha giocata
Fino alla metà degli anni Trenta l'Est-indiana era considerata sospetta: lasciare il centro al bianco sembrava un regalo. A cambiare le cose furono giocatori sovietici come Isaak Boleslavsky e David Bronstein, che la portarono ai massimi livelli.
Poi la scelsero in tanti. Mikhail Tal la usava spesso, e due campioni del mondo come Bobby Fischer e Garry Kasparov la giocarono spesso con il nero. All'inizio degli anni Duemila la sua popolarità ai massimi livelli calò, anche per i buoni risultati di Vladimir Kramnik contro di lei, e Kasparov la abbandonò dopo alcune sconfitte pesanti. Oggi la giocano, tra gli altri, Hikaru Nakamura, Teimour Radjabov e Ding Liren.
Conviene a chi inizia?
Dipende da come giochi. Contro 1. d4, per cominciare, la risposta più semplice resta 1... d5, come nel Gambetto di donna rifiutato: tieni un pedone al centro e sviluppi con calma.
L'Est-indiana chiede di sopportare qualche mossa di pressione e poi di sapere esattamente quando colpire. Se ti piace attaccare il re e non ti spaventa stare un po' peggio per una decina di mosse, prova. Lo schema di base, con il fianchetto e l'arrocco, è lo stesso quasi in ogni partita, e si impara in fretta. Il difficile è quello che viene dopo, e lì aiuta un buon occhio per la tattica.