Matto dell'imbecille: lo scacco matto in due mosse
Il matto dell'imbecille è lo scacco matto più veloce che esista: arriva alla seconda mossa del nero. Il bianco spinge i pedoni f e g, il nero apre la strada alla donna e la porta in h4. Fine. Lo può subire in due mosse solo il bianco. Il nero, se ci mette lo stesso impegno, prende matto in tre.
Le mosse
1. f3 e6 2. g4 Dh4#
Due mosse di pedone del bianco, tutte e due sbagliate. La prima apre la diagonale tra h4 ed e1. La seconda toglie l'ultima casa da cui si poteva fermare la donna. Il re bianco è chiuso dai suoi stessi pezzi e la donna nera, da h4, non può essere né catturata né bloccata.
Il matto dell'imbecille
Posizione iniziale
In inglese si chiama Fool's mate, il matto dello sciocco. È parente stretto del matto del barbiere, che però richiede quattro mosse e funziona al contrario: lì è il nero a sguarnire f7, qui è il bianco ad aprire la diagonale del suo re.
Otto modi per arrivarci
La sequenza sopra è la più citata, ma non è l'unica. Al bianco servono due mosse precise: un pedone f che si sposta di una o due case, e il pedone g in g4. Può giocarle in un ordine o nell'altro. Al nero basta liberare la donna, con e6 o con e5.
- Il pedone f del bianco: f3 oppure f4.
- L'ordine: prima il pedone f e poi g4, o prima g4 e poi il pedone f.
- La risposta del nero: e6 oppure e5.
Due possibilità per ogni scelta, quindi otto partite diverse che finiscono tutte con 2... Dh4#. Per esempio 1. g4 e5 2. f4 Dh4# è lo stesso matto con le mosse del bianco scambiate.
La versione per il nero: matto in tre
Il nero non può prendere matto così presto, perché muove per secondo. Gli servono due mosse sbagliate per aprire la diagonale del suo re, e il bianco può dare matto solo alla mossa successiva, cioè alla sua terza.
1. e4 g5 2. d4 f6 3. Dh5#
Lo schema è identico, specchiato. Il nero spinge i pedoni f e g, la diagonale tra h5 ed e8 si apre e la donna bianca entra. In g6 e in f7 non arriva nessun pezzo nero a fare da scudo.
La versione in tre mosse, matto al nero
Posizione iniziale
Succede davvero? Teed contro Delmar
Tra giocatori che sanno le regole, il matto in due mosse non si vede. Lo schema però sì: re senza pedoni davanti sulla diagonale, e un pezzo avversario che ci entra. L'esempio più citato è una partita tra Frank Melville Teed ed Eugene Delmar, giocata a New York. Edward Winter, lo storico degli scacchi, ricorda che fu pubblicata nel giugno del 1897 sull'American Chess Magazine. Il bianco qui dà matto alla mossa otto, con un sacrificio di donna.
1. d4 f5 2. Ag5 h6 3. Af4 g5 4. Ag3 f4 5. e3 h5 6. Ad3 Th6 7. Dxh5+ Txh5 8. Ag6#
Il nero spinge f, g e h, convinto di cacciare l'alfiere. In realtà apre la diagonale tra d3 e il suo re. Quando la torre va in h6 a difendere g6, il bianco offre la donna: se la torre la prende, g6 resta scoperta e l'alfiere dà matto.
Teed contro Delmar
Posizione iniziale
Sulla data le fonti non vanno d'accordo: c'è chi indica il 1881 e chi il 1896. Le mosse invece sono quelle riportate da Winter.
Cosa insegna
Il matto dell'imbecille in sé non ti capiterà spesso. La lezione dietro sì, e vale a tutti i livelli.
I pedoni davanti al re lo proteggono finché stanno fermi. Ogni spinta del pedone f o del pedone g apre una diagonale che poi non si richiude più, perché i pedoni non tornano indietro. È uno dei motivi per cui i principi di apertura consigliano di muovere i pedoni centrali e lasciare in pace quelli dell'ala del re, ed è tra gli errori dei principianti più facili da evitare.
E c'è la regola generale: prima di ogni mossa, guarda quali linee arrivano al tuo re. Se tra il tuo re e un pezzo avversario c'è una diagonale libera, sai già da dove arriverà lo scacco matto. Allenare l'occhio a vederla è il lavoro dei puzzle del Calendario degli Scacchi, uno al giorno, con il QR code per la soluzione.