La partita Immortale: Anderssen contro Kieseritzky, Londra 1851
Londra, 1851. In città c'è il primo torneo internazionale nella storia degli scacchi e Adolf Anderssen, insegnante di matematica tedesco, finirà per vincerlo. Tra un turno e l'altro gioca una partita amichevole con Lionel Kieseritzky, maestro che vive a Parigi e dà lezioni al Café de la Régence. Non vale niente, non c'è nessun premio.
È diventata la partita più famosa dell'Ottocento. Anderssen regala un alfiere, due torri e la donna, e dà matto con i tre pezzi che gli restano.
La partita, mossa per mossa
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Anderssen contro Kieseritzky, Londra 1851
Posizione iniziale
1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Ac4 Dh4+ 4. Rf1 b5 5. Axb5 Cf6 6. Cf3 Dh6 7. d3 Ch5 8. Ch4 Dg5 9. Cf5 c6 10. g4 Cf6 11. Tg1 cxb5 12. h4 Dg6 13. h5 Dg5 14. Df3 Cg8 15. Axf4 Df6 16. Cc3 Ac5 17. Cd5 Dxb2 18. Ad6 Axg1 19. e5 Dxa1+ 20. Re2 Ca6 21. Cxg7+ Rd8 22. Df6+ Cxf6 23. Ae7#
Cosa succede
L'apertura
Anderssen gioca il gambetto di re, l'apertura di moda all'epoca: un pedone in cambio di linee aperte. Kieseritzky risponde con uno scacco di donna che toglie l'arrocco al bianco, poi offre lui un pedone con 4... b5. Era una sua specialità.
Il prezzo lo paga la donna nera. Nelle prime quindici mosse si sposta sei volte, inseguita da cavalli e pedoni, mentre il bianco porta fuori un pezzo dopo l'altro.
Il primo regalo
Alla mossa 11 l'alfiere bianco è attaccato da un pedone. Anderssen non lo sposta e gioca 11. Tg1. Il nero prende, e si ritrova con un pezzo in più e nessun pezzo sviluppato. Dopo 14... Cg8 tutti i pezzi neri, donna esclusa, sono sulla casa di partenza.
Le due torri
Con 18. Ad6 il bianco lascia in presa entrambe le torri. Kieseritzky le prende tutte e due, la seconda con scacco. In mezzo Anderssen ha giocato 19. e5, una mossa di pedone che conta più delle torri: chiude la grande diagonale e taglia fuori la donna nera dalla difesa del suo re.
Il finale
Dopo 20. Re2 il nero ha una donna e un alfiere nel campo avversario, e non ha uno scacco utile. Il bianco invece ha tre pezzi intorno al re nero. Scacco di cavallo, sacrificio di donna in f6 per deviare l'ultimo difensore, alfiere in e7. Matto.
Nella posizione finale al nero mancano solo tre pedoni. Al bianco mancano la donna, le due torri, un alfiere e due pedoni.
Quello che di solito non si racconta
- Il matto forse non è mai stato giocato. Fu Kieseritzky a pubblicare la partita, nel luglio 1851, sulla rivista francese La Régence. Secondo il suo resoconto abbandonò alla mossa 20. Il sacrificio di donna e il matto sarebbero il seguito che Anderssen aveva pronto. Da allora la partita si stampa quasi sempre con il finale completo.
- Il nome è arrivato dopo. A chiamarla "immortale" fu il maestro austriaco Ernst Falkbeer, in un commento del 1855.
- Non è una partita perfetta. Le analisi moderne hanno trovato errori da entrambe le parti. Il grande maestro Robert Hübner ha indicato almeno tre mosse più forti di 18. Ad6, tutte meno spettacolari. E il nero, prendendo l'alfiere alla mossa 11, ha scelto il materiale quando gli serviva lo sviluppo.
- L'ha fatta conoscere chi l'ha persa. Kieseritzky ne rimase così colpito da comunicarla lui stesso a Parigi.
Perché si studia ancora
Gli scacchi di oggi non si giocano così. Nessun maestro accetterebbe tutto quel materiale senza difendersi, e nessuno lo offrirebbe con tanta leggerezza. Ma l'idea di fondo regge: i pezzi contano per quello che fanno. Una donna e due torri ferme lontano dal re valgono meno di tre pezzi minori che lo attaccano.
È lo stesso principio della partita dell'Opera di Morphy, giocata sette anni dopo. Se ti interessa capire quando i punti ingannano, c'è l'articolo sul valore dei pezzi.
Un consiglio per riguardarla: fermati dopo la mossa 17 del nero e prova a cercare tu la mossa del bianco. Quasi nessuno trova Ad6, e va bene così.
Le partite leggendarie sono uno dei sei tipi di pagina del Calendario degli Scacchi, con un QR code per rivederle sulla scacchiera.