Storia degli scacchi: dalle origini in India alle regole di oggi
Gli scacchi hanno più di millecinquecento anni e il gioco che conosci oggi è molto diverso da quello delle origini. Alcuni pezzi si muovevano in modo diverso, e alcuni nomi sono sopravvissuti quasi intatti. Questa è la storia in breve, con una leggenda messa al suo posto.
Le origini in India
L'antenato degli scacchi si chiama chaturanga, parola sanscrita che indica le quattro divisioni dell'esercito. Si sviluppò in India e già nel VI secolo era diffuso. I pezzi rappresentavano proprio quelle forze: fanteria, cavalleria, elefanti e carri. Qui le fonti non sono precise: non si sa con esattezza dove e quando sia nato il primo gioco, e le date variano da storico a storico.
Persia e mondo arabo
Intorno al 600 d.C. il gioco arrivò in Persia e si chiamò chatrang. Dopo la conquista araba divenne shatranj. Ed è qui che nasce l'espressione che usiamo ancora oggi: il grido shah, cioè "re", per avvertire che il re era sotto attacco, e shah mat, che significa più o meno "il re è sconfitto" (l'origine esatta della parola è discussa). Da lì vengono scacco e scacco matto.
Gli arabi portarono il gioco in Nord Africa, in Sicilia e in Spagna. Nel X secolo era già presente in Europa meridionale, e intorno all'anno 1000 si era diffuso in tutto il continente.
Un gioco più lento
Per secoli gli scacchi europei furono molto diversi dai nostri. Il pezzo che oggi è la donna si muoveva di una sola casella in diagonale, e l'alfiere saltava di due. Le partite erano lunghe e lente. Pensa all'importanza che ha oggi la donna, il pezzo da 9 punti di cui parla l'articolo sul valore dei pezzi: allora valeva molto meno.
La rivoluzione del Quattrocento
Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, in Spagna e in Italia, le mosse cambiano. La donna e l'alfiere ottengono il movimento che hanno oggi, e il gioco diventa più veloce e più tattico. Uno dei primi testi in cui compare la nuova mossa della donna è un poema catalano del 1475, Scachs d'amor. Alcune regole che ci sembrano naturali, come l'arrocco e la presa en passant, si fissarono più o meno nello stesso periodo. Nell'articolo sull'en passant trovi la regola spiegata.
Dall'Ottocento ai tornei
Il gioco prende la forma attuale a partire dall'Ottocento. Intorno al 1849 nasce il modello di pezzi detto Staunton, quello che ancora oggi vedi in quasi tutti i tornei: i pezzi si riconoscono a colpo d'occhio, anche a distanza. Nel 1886 si gioca il primo campionato del mondo riconosciuto, quello tra Steinitz e Zukertort. Da lì parte l'albo d'oro dei campioni del mondo.
Nel Novecento arrivano le federazioni, il sistema di punteggio descritto in come funziona l'Elo, e infine i computer, che dopo la sfida tra Kasparov e Deep Blue hanno cambiato per sempre il modo di studiare.
La leggenda dei chicchi di grano
Una storia famosa racconta che l'inventore del gioco, presentando la scacchiera a un sovrano, chiese come ricompensa un chicco di grano sulla prima casella, due sulla seconda, quattro sulla terza, e così via raddoppiando fino alla sessantaquattresima. Il re accettò con una risata, e scoprì che non avrebbe mai potuto pagare.
Il calcolo è vero: sommando tutte le caselle si ottengono 18.446.744.073.709.551.615 chicchi, una quantità enorme. Ma la storia è una leggenda, che esiste in più versioni con nomi e personaggi diversi. Nessuna fonte seria dice che sia successo davvero. Serve a far capire quanto cresce in fretta il raddoppio, non a spiegare come è nato il gioco.
Il resto, a partire dal pezzo che stringi in mano, è invece storia vera. Anche il Calendario degli Scacchi 2027 ci passa dentro: tra i sei tipi di pagina ci sono le curiosità e le partite leggendarie.